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QUESTO CANE COMPIE GLI ANNI

Caro Babbo Natale,
Quest’anno vorrei un debbio culturale.
In questa bacata esistenza, dominata da algoritmi invadenti, un simbolo a forma di cuore o di pollice alzato decide l’importanza delle cose.
Tutto è permesso, l’identità non esiste, la popolarità non è meritocratica.
Queste righe ahimè, sono il preludio del delirio, poiché le spiegazioni a parole non bastano più e non servono a nulla.
Cercare di cambiare la visione del mondo è impossibile, l’ignoranza sta avendo la meglio perché è lo stesso ignorante che parla, giudica e si fa forte del like di altri simili: questo è il fenomeno dell’ignoranza organizzata.
E cosa si può fare a riguardo? Nulla.
Bisogna rimanere a guardare, cercando o di accontentare il qualunquista o arrendersi producendo cultura destinata ad essere dimenticata, e nel frattempo chi non è del settore continuerà ad incitarti facendoti annegare in un falso positivismo che nemmeno loro riescono a portare nelle loro merdosissime vite.
Sono qui a controllare la punteggiatura, a stare attento a ciò che scrivo con l’ennesima inutile speranza di poter veramente cambiare le cose, quando non riesco a far cambiare idea nemmeno ai miei genitori.
È quindi questa la fine? Si, lo è.
“Ma no, stai guardando il lato negativo delle cose, non abbatterti sennò cadrai in una spirale di negatività”, mi ripetono a macchinetta, come se non avessi preso già abbastanza botte sugli stinchi, ma potrò fare quel cazzo che voglio della mia vita no?
L’ArtE è Ciò chE PiacE, e puntualmente, dopo che gli hai appena spiegato il fatto che che tutto sta andando a puttane proprio per il qualunquismo delle persone, drizzano la schiena felici di averti dato perle di saggezza e tornano a mettere like al decimillesimo cazzo di ritratto di Marilyn Monroe con l’hastag “art” fatto da un coglione capace solo di copiare foto.
Anni di evoluzione concettuale dell’arte, di simbologie e significati esoterici, spazzati via dal graffito di una bambina fatta con il culo che non riesce a prendere il suo amato palloncino a forma di cuore.

Prendi e studi anni, cerchi un tuo linguaggio, un tuo discorso, la morale, l’estetica, ti fai il mazzo per produrre una ricerca che porti ad un’ulteriore evoluzione, ma l’unica cosa che riescono a vedere gli altri è: “non hai pubblicato il disegno nell’ora giusta, ci credo che non hai successo”. Il popolo mondiale degli invasati abituati a tutto, molesti nel fare zapping tra profili random, incapaci di dominare se stessi, vittime totali dell’algoritmo, loro ti hanno appena giudicato: non sei idoneo.
“Oddio, questa donna sgrondante di sangue picchiata dal fidanzato”,
°pubblica°
E nel post dopo,
“Oddio che ridere questo cane che compie gli anni”
E nuovamente
°pubblica°.
È naturale finire con l’avere dubbi anche su se stessi, sono io che sono sbagliato per il fatto che non voglio accontentare tutti? Sono io arretrato che non riesco ad accettare l’evoluzione del pensiero legato più all’ignorante che alla persona di cultura? Dovrei adeguarmi alla massa e iniziare a produrre ciò che piace?
Ti dicono che non riesci a leggere tra le righe, ma tra le righe riesci a leggere eccome, e scopri appunto che non c’è nulla di interessante, allora passi per quello sbagliato che non ha un cuore puro, incapace di vedere la vera arte, una persona rigida e troppo razionale.
Ci si rifugia in una capanna fatta delle proprie idee immutabili, false sicurezze che ci influenzano profondamente. Ammettere di aver torto significa uscire allo scoperto e far cadere ogni protezione, significa ammettere di aver buttato anni cercando di inseguire ideali sbagliati.
E perché i miei ideali dovrebbero essere quelli giusti? Perché ero io stesso a fare i ritrattini di merda, e sono lo stesso che ha fatto cadere i miei castelli. Ma serve volontà per fare questo. In troppi continuano a rimanere dentro la propria zona di comfort, molti di questi addirittura appartengono al mondo dell’arte e sono la causa del vero cancro, perché si definiscono esperti e intoccabili, alcuni addirittura acquisiscono fama gettando ulteriori ombre su chi cerca qualcosa di nuovo.
E sempre questi non faranno mai un passo in avanti perché significherebbe ammettere una vita colma di liquame, e con loro l’intero sistema che li circonda, dalle gallerie, ai critici, i compratori ecc ecc.
Praticamente è merda che tiene in piedi altra merda.
Allora arriva lo studioso di arte, al quale viene insegnato che quello schifo è arte perché °spiegazione qualunquista°, e questo di conseguenza dirà “deve essere vero perché lo ha detto il professore”, o peggio ancora: “devo dire lo stesso per passare l’esame”, e quindi colui che divergeva di idea, magari andando ad un’evoluzione del pensiero, si ferma e si censura.

Chi si distingue sta subendo una censura, ma il moralista continuerà a dire che vince chi è diverso, perché il moralista stesso fa parte di quella massa convinta che tutti siano unici.
Ma la cosa che fa innervosire di più è vedere gli stessi moralisti non comprendere la tua sofferenza, coloro che fanno la predica sul giusto e sbagliato sono i primi che mettono like a tutto perché devono difendere la cultura a tutti i costi. E spesso questi coglioni sono i primi ad essere privi di senso critico, gente che ad esempio non sa chi sia Burri, ma pronti a condividere la prima cazzata con l’hastag art. I moralisti non cercano significati perché a loro basta che le cose siano fatte con il cuore, quindi fanno sprofondare ulteriormente chi cercava di distinguersi dai qualunquisti, amalgamandoli in un grande frullato di “#art”.
Colui che produceva seriamente giorno e notte, grazie ai moralisti senza cultura, è stato declassificato a semplicemente bello, l’artista ora è lo stesso di un pensionato che disegna perché non ha un cazzo da fare.
E io a questi ho parlato delle mie idee.

-Ciao Sara, ho sentito che disegni.
-Si, per hobby
-Sai, disegno anch’io, vuoi vedere i miei disegni?
-Ok
-Questo disegno è una riflessione sulla luce, incrocia la mitologia egizia con i suoi vari miti del sole e li relaziona al pixel e a come la scienza contemporanea stia influenzando la nostra visione del mistico, e quindi della stessa luce che in principio era misticizzata.
-Secondo me dovresti fare ritratti dei personaggi della Marvel per diventare famoso

 

Ti do la mia sanità mentale in cambio di una vita sul lastrico.

Un po’ mi sto arrendendo, sto accettando l’idea di lavorare in fabbrica, sai com’è, studi arte, disegni, vorresti mantenerti vendendo i tuoi lavori ma le uniche commissioni che ti arrivano sono papiri di laurea. È difficile far capire alle persone che il qualunquismo ti sta uccidendo. Quando ti lamenti con i tuoi amici che i tuoi lavori sono incompresi queste ti ridono in faccia, ti dicono che non dovresti farti questi problemi, che ci sono cose più gravi (e iniziano a farti un elenco dei loro problemi), ma allo stesso tempo per loro è difficile accettare che tu con quell’arte un giorno dovresti riuscire a pagarti da mangiare. Ovvio, se non troverai lavoro in questo settore andrai in fabbrica, che problema c’è?
Ma sì alla fine sono solo viziato giusto? Il solito sbruffoncello che non ha voglia di lavorare e che vuole diventare un artista perché crede di essere unico.
Ma non lo vogliono capire, ti insegnano fin da piccolo ad inseguire i tuoi sogni, capisci poi di essere diventato adulto quando sei costretto ad adeguarti al primo incarico di merda che ti viene assegnato, “si fa per vivere”, e grazie al cazzo. E allora aspetta che prendo, 8 ore al giorno a fare sempre la stessa identica cosa che nemmeno mi piace, non c’è nulla di male, d’altronde fanno tutti così, no?
Tutte le idee, i pensieri, le speranze, letteralmente buttate in un cesso gerarchico di imprenditori, che appena assunto ti assegnano un numero di matricola, 736, per poi iniziare a tenere d’occhio la tua produzione e valutare se tenerti o no. Sei un cazzo di topo in un labirinto di grafici relativi al tuo andamento di produzione, sei in un laboratorio di macchinari, studiato ma non ascoltato, costretto a sopprimere tutte le idee e gli ideali artistici che avevi fin dal principio per poter arricchire un figlio di papà che ti vede come un numero. Se dovessi iniziare a vivere così per aspettare la pensione preferirei farla finita.
Generare figli che diventeranno numeri sotto altri numeri? Dare speranze da spegnere? Meglio morire o vivere drogandosi pesantemente, piuttosto che stare in questa middle class dimenticata.

Non si vive abbastanza male da dover essere salvati, vero?
Per fortuna però, questa middle class da distrarre è facile, bastano due tette sui social network per farla felice.
Viva la vita insomma, ma meglio morire.
Oh no stai esagerando, ti dicono. Poi riprendono il cellulare, tornano nel flusso dello zapping malato e dimenticano tutto, così come hanno dimenticato la tizia picchiata non appena hanno visto il tik tok divertente. Va bene così dicono, ma a me non va bene. Sei così negativo, devi smetterla, certo è così facile mettersi nei panni altrui; ma se non sei nella mia testa come cazzo fai ad avere tutte queste certezze su come funziona il mio cervello? Sono io quello malato perché non riesco a distrarmi diventando parte della merda?
Allora nel momento in cui capiscono che quando parli di suicidio sei serio, fanno scarica barile ad una psicologa, la quale ti aiuterà, ma solo quando questa si renderà conto di quello che dici, solo allora deciderà di curarti seriamente.
Finirai quindi finalmente sano e salvo, imbottito di psicofarmaci che ti faranno aderire a questa splendida società. E gli altri in tutto questo?
“Oddio questo cane compie gli anni”

Mi dispiace essere io quello malato.

 

Guida per raggiungere la fama.
Prima regola: produci troppo, produci spazzatura, se attira l’attenzione è la strada giusta.

Nel sistema social ogni deficiente è giudice, e più produci e ti abbassi a produrre a livello deficiente più avrai successo.
Il contenuto dell’opera è ormai sorpassato, scrollando la home nei social non c’è tempo per fermarsi a riflettere su un lavoro, ti fermi solo se colpisce, e le cose che colpiscono di più sono i colori accesi, le gambe, le tette, i culi, gli addominali il sangue e cose del genere. Ultimamente stanno avendo un discreto successo anche dei stupidi video comici che durano qualche secondo, perché se durassero di più non se li cagherebbe nessuno. In mezzo a questa frenesia, tra una tetta e l’altra ci sono i miei lavori, e i lavori di molti altri.
In mezzo a 1000 post che vengono pubblicati ogni secondo ci sono le mie e le tue foto che compaiono a mo’ di stella cadente.
Quindi ricapitolando, i social network sono il futuro, per avere successo e mantenermi sono obbligato a passare tramite questi, poi tizio arriva a casa da lavoro stanco e depresso dopo esser stato sfruttato fino all’ultimo in un lavoro che gli fa schifo, apre la bacheca per distrarsi dalla sua vita di merda, e secondo voi viene a cercare il simbolismo nei miei disegni?
Ve lo dico io cosa va a cercare, la figa.
Abbiamo accumulato però un sacco informazioni utilissime, grazie alle quali vi introdurrò a come raggiungere la fama disegnando.
Prima di tutto bisogna smettere di perdere tempo nel cercare contenuti complessi e va benissimo produrre spazzatura con le solite immagini riciclate, tipo utilizzando cuori, occhi, palloncini, mani, medicine, labbra e cose così.
Tutte queste cose devono essere prodotte in quantità industriale tutti i giorni per avere più possibilità di essere visti, inoltre la semplicità di questi “simboli” si relaziona ad una immediatezza del lavoro da parte dello spettatore, quindi vaffanculo alle cose complesse, così va il mondo. Ovviamente gli artisti che hanno più successo sono quelli che disegnano di merda ma che fanno un sacco di disegni, di merda. Alcuni addirittura rovesciano barattoli di colore su delle tele che girano e una volta finita la schifezza a spirale mettono l’hastag art e la festeggiano fieri.
È arte astratta fra.
Il mondo dei meme ha estremizzato la faccenda, ripetono un formato a pappagallo con il fine di farlo diventare virale, la scritta in grande è analoga alle scritte sui cartelloni pubblicitari lungo la strada, e la frittura della generazione z ha introdotto valori tonali estremi, che attirano l’attenzione in modo spropositato.
Altre persone che hanno successo continuano a fare ritratti di persone famose, semplicemente ne prendono una foto da internet e la ricopiano, e quando gli chiedi
-ma scusa, tanto valeva farci una fotocopia
Questi rispondono
-ma il fatto a mano vale di più perché ci metti la mano
E su questa boiata non mi dilungherò perché ci ho già scritto 50 pagine sopra.

Altri ancora fanno successo con fumetti disegnati tenendo la penna della tavoletta grafica tra le natiche, e una volta conclusi ci aggiungono sopra delle frasi depresse scopiazzate da tumblr.
In ogni caso il minimo comune denominatore in tutti questi lavori è la quantità, ne vengono prodotti di continuo, senza una vera e propria ricerca artistica dietro, perché se ci si ferma a pensare si scompare nel mare di post.
Quindi si, la ricerca artistica è morta, e anch’io come tutti sono vittima e carnefice di questo cambiamento.

Produci tanto con colori sgargianti, usa cose scontate ma tutte abbinate, e lascia morire dentro di te tutti quei pensieri profondi, non c’è più spazio per loro.

E me lo dicono spesso, produci di più, disegna di più, pubblica di più, ma mi viene il vomito a farlo, buttare dentro la melma lavori che solo a pensarli mi prendono giorni per poi finire con il ritrovarli tra un culo, un fumetto del cazzo e il compleanno di un cane. Non se ne può fare una colpa alla gente, d’altronde è la stanchezza di questo mondo che li spinge a fare così, e un giorno, quando sarò stanco anch’io di lavorare davanti ad una macchina, tornerò a casa depresso e inizierò a fare lo stesso. L’arte è morta lasciando il posto alla disperazione.
La gente vuole distrarsi con cose stupide, banali e colorate, e allora diamo loro ciò che cercano, rispondiamo al delirio sociale con il delirio, fuoco al fuoco, che torni tutto da capo.
Fatemi capire come gira il mondo
Regola seconda: l’arte non cambia il mondo, solo per il fatto che esisti fai già schifo.

Il lavoratore in fabbrica giace sotto la macchina nella gerarchia d’importanza, è lui che si assicura che la pressa funzioni, ma non viceversa. Quando a casa arriva lo stipendio è perché la macchina ha funzionato correttamente, i figli del lavoratore, uomo o donna che sia, sono mantenuti da un macchinario.
Mamma macchina allatta il figlio del capitalismo.

L’utente social subisce i post senza fare altro, tartassato continuamente da immagini, non ha tempo di decidere cosa va e cosa non va, figuriamoci, se riesce a dimenticare una persona sgrondante di sangue con una battuta, che capacità di giudizio vuoi che abbia dal punto di vista estetico?
E quindi ad una certa inizia a scambiare per bello ciò che vede di più, non tanto ciò che piace, di conseguenza un post sponsorizzato spammato in mezzo a post che già ti piacciono finirà con l’ingannare il suo giudizio.
Difese basse, spam inappropriato, piace tutto, e mi raccomando, mai ammettere l’evidenza di essere schiavi in questo sistema. Sto facendo un’esagerazione?

Fare concorsi costa un occhio della testa e non ti danno la certezza di farti vincere.
Sponsorizzarsi costa un altro occhio della testa.
Produrre di continuo e spammare costa tempo.
A malapena ho il tempo di fare ciò che mi piace appena torno da lavoro.

Una parte di me non vede l’ora di finire lungo un marciapiede per fare il barbone, giusto per accontentarsi ed essere felice del poco che ti dà la vita e per passare il resto della giornata disegnando ciò che voglio, e non ciò che vuole il grande pubblico. Nuotiamo in una spazzatura culturale, con critici d’arte che al posto di parlare di arte fanno i politici. Se gli si chiede qualcosa di arte questi ti risponderanno dandoti le stesse informazioni che puoi trovare su wikipedia. Il trash dilaga e va di moda, se sei una persona di cultura vieni classificato come noioso. L’operaio e l’operaia non vedono l’ora di tornare a casa per guardare gente che si urla in faccia da mattina a sera o l’ennesimo cazzo di film d’azione pieno di esplosioni ed effetti speciali.
Il medico e lo scienziato discutono con la domestica nei social e nei dibattiti televisivi, i ragazzi fanno divulgazione scientifica al posto degli adulti, e questi ultimi si lamentano che sono i giovani che stanno rovinando il mondo. C’è la guerra per le materie prime, gente che muore per la benzina della tua macchina.
Un bambino da qualche parte del mondo ha raccolto il materiale della batteria per l’ultimo smartphone da 1200 euro, ricevendo forse un euro per aver rischiato la vita in una miniera, il tutto per permettere a qualche boomer di guardarsi un porno di una ragazza che deciso di spammare la propria vulva su internet per fare soldi. E l’ambientalista nel frattempo condivide un post pro natura senza nemmeno essersi mai interessato su quanto inquina quell’oggetto che ha tra le mani.
Arriva poi il genio di turno, che fa il moralista e disegna una vignetta per evidenziare il problema, come se bastasse la morale per far cambiare le persone. Ma veramente credete che basti un disegnino di merda spammato in giro per cambiare le cose? Siamo in una comunità di zombie che sbavano in continuazione, e voi, in risposta, fate i moralisti banali giusto per fingere di non far schifo come tutti quanti?

E allora “l’artista” della domenica banalotto e cretino prende e disegna il bambino affamato che tiene il tuo cellulare, o altre cagate simili, come se bastasse per fare una rivoluzione, e una volta completato pubblica tutto, dove? Nei social ovvio.
Così, il boomer di prima, con le mani ancora sporche di sborra, si impietosisce un momento, ricondivide la boiata e poi torna sul cane che compie gli anni.
E dire che c’è gente che si mantiene grazie a queste cazzate.
Ma voi avete mai sentito di un razzista smettere di esserlo solo perché ha visto un disegno su Facebook?
Io non posso cambiare tutta questa merda, ma almeno posso condividere la frustrazione che provo, con la speranza che un giorno anch’io diventi virale, insomma faccio ugualmente schifo ma almeno lo ammetto.
Mi dicono di essere positivo, ma come cazzo dovrei fare? Ditemi come sopravvivere in tutta questa merda, che alla fine sono finito con il puzzare anch’io che ho bisogno di questa società per sopravvivere.

E ancora, sono io quello sbagliato che non riesce ad accettare tutto questo?

Sono in una ruota che gira e rigira, mi lamento del carretto che io stesso porto avanti.
Come si uccide questo mostro? Se buttassi via tutto morirebbero anche i miei sogni?

 

 

La generazione del pixel è nata senza Dio
Terza regola: la verità sta nel meme.

La realtà collassa nel momento in cui si capisce che il karma non esiste, e se il karma non esiste vuol dire che non c’è nessuna mano invisibile che regola le cose.
La scienza sta arrivando ovunque, quella luce mistica che una volta apparteneva solo al sole e al calore della candela, ora è diventata una questione matematica conosciuta, non porta più segreti con sé ed è nelle tasche di tutti.
Lo stesso caos che ti fa leggere queste righe seduto al caldo, da un’altra parte del mondo sta violentando un bambino, e se tutto questo sta nei piani di Dio, per quanto mi riguarda nei suoi piani potrebbe esserci anche la mia e la tua morte violenta, perché si, tanto non possiamo comprenderlo.
Quindi, per quanto sia difficile da credere (ma dopo tutto questo nemmeno troppo), la mattina ti svegli e sei in balia di te stesso, in preda al panico. Il giovane nativo digitale si alza dal letto senza uno scopo superiore, perché se anche esistesse non riuscirebbe a capirlo, d’altronde chi mai vorrebbe leggere un libro in una lingua che non si conosce?
Il fenomeno della saturazione culturale amplifica questa sensazione di smarrimento.
Quello stesso nativo digitale, nato e cresciuto con il cellulare in mano finisce presto con l’aver già visto tutto.
E mentre il boomer ci cade ogni volta, il giovane annoiato si sfoga cercando cose senza senso, il meme tanto acclamato come semplice spazzatura diventa invece un fenomeno sociale, analogia del senso della vita, un megafono che urla la paura delle nuove generazioni.
Il mondo cade a pezzi, il clima muta per l’egoismo delle vecchie generazioni, la cultura è al collasso e gli only fans sono il lavoro del futuro, quindi non sorprendetevi se quel ragazzo si mette a ridere davanti ad un tizio che canta ripetendo solo “Space Jam DVD”, quella risata è mossa dalle giuste motivazioni.

L’arte parla del mondo in cui si vive, analizza aspetti sociali e a volte cerca di prevederli, poi mi hanno avvisato,
-fa che i tuoi lavori non diventino meme.
Ma io spero lo siano già.
Il meme è diventato più vero di tante opere d’arte.

Possano le mie creazioni diventare virali, gratuite e alla portata di tutti.
Possa il delirio giungere tra le vostre mani, e possa il mondo collassare per i miei pensieri.
Se stavate cercando qualcosa di sensato, queste righe non fanno per voi, e nemmeno questa esistenza.
Anche se eravate alla ricerca di lunghi papiri romantici, di quelli che ci si manda i primi mesi da innamorati, ecco, è la strada sbagliata.
Qui vive solo il delirio, analogia del cosmo, la cui logica è talmente ferrea che sfugge dalla nostra comprensione diventando caos.
La generazione figlia del pixel si è risvegliata senza un Dio.

Così al mio ultimo esame portai un nuovo lavoro, diverso da tutti gli altri, delirante e allo stesso tempo profondo, che radicava la su esistenza nei meandri della società. Aveva lo stesso format di un meme, e infatti tutti appena lo videro iniziarono a ridere credendo fosse uno scherzo. Davanti ai loro occhi però si ergeva l’inizio del debbio culturale. Il mio professore mi disse una cosa sbagliata, è troppo complesso come lavoro, è per un pubblico troppo di nicchia.
E io avrei dovuto rispondere, ma l’arte si fa per l’arte o si fa perché venga approvata dal pubblico?
E dopo tutto questo chiesi a me stesso, cosa voglio io? Produrre per ricerca o produrre per gli altri? E soprattutto ha senso produrre cose con senso?

L’esistenza è ramdomica.

Il pubblico vuole il disegno bello o fatto bene.

Che senso ha fare arte sensata in un mondo senza senso?

Se anche produci lavori profondi questi andranno a scontrarsi con la superficialità delle persone.

Il cavallo di troia dell’arte contemporanea è il meme, perché origina dalla società stessa e ne discute le turbe senza filtri né morale.

L’arte deve avere senso, perché se anche l’arte fosse senza senso l’artista impazzirebbe.

La necessità di dare un senso alle cose non convoglia nel nome di Dio, bensì nella creazione di opere. Perché di per sé Dio non si concretizza per quanto lo si preghi.

Per fare un debbio culturale che nullifichi l’arte contemporanea legata ai social è necessario produrre in massa spazzatura senza senso o valori celati dall’ironia, con il fine di criticare il contenuto nullo promosso dalla massa.

Il no sense prenderà senso una volta che avrà portato a termine il suo debbio

Dovrà esserci un attacco di massa di arte trash che scaturisca indignazione.

Il no sense è dedito a se stesso, quindi si possono produrre lavori che presi singolarmente non hanno senso, ma che presi nella collettività conseguano uno scopo

Questo mi metterà contro la stessa massa, ma questo moralismo spiaccio ha rotto il cazzo, è ora che qualcuno faccia qualcosa pur di rimetterci tutto.

Non ha importanza che sappiate chi sono, ma ha importanza il fatto che io abbia abbastanza conoscenze da poter affermare le seguenti cose.
Siamo in un periodo di decadimento artistico. La classe media e senza cultura decide cosa è arte e cosa no grazie ai social network, perciò l’arte è diventata ciò che piace e non più qualcosa di estetico. La maggior parte degli “artisti” ultra famosi sono già precedentemente milionari, persone che sfruttano i loro possedimenti economici per sponsorizzazioni e per aumentare le proprie visualizzazioni, i famosi restanti sono bigotti che producono merda iper politically correct per paura di essere giudicati e per accontentare più persone possibili. I media in tutto questo acclamano ulteriormente questi individui e gonfiano la banalità artistica contemporanea. Poetica e simbolismo sono letteralmente morti, libri di arte pieni di castronerie spuntano come funghi, e gli stessi critici d’arte danno fiato a ciò che piace alla massa. Il politically correct soffoca tutto e piano la spazzatura dilaga in ogni mezzo di comunicazione.
La mia generazione contemporanea è già decrepita, ci sono stati artisti veri e perlopiù nascosti, ma altri sono una vergogna intellettuale. Come se non bastasse molti curatori sono diventati a loro volta dei fenomeni trash pur di attirare attenzione e soldi.
I concorsi artistici sono vinti per raccomandazioni, e con loro purtroppo anche gli impieghi legati all’arte, altri concorsi sono diventati a pagamento e servono più ad arricchire organizzatori che a sfamare artisti.
È un’epoca buia, e gli intellettuali non lo capiscono, mentre gli studenti di beni culturali e simili invece di usare la testa sono costretti a imparare date e nomi senza creare un legame storico con la produzione di ogni epoca, perciò dinanzi all’arte contemporanea sono incapaci di un giudizio efficace.
Chi più studia meno pubblica, ho i conati di vomito a dover sottoporre i miei lavori ai social network, lavori che a loro volta verranno giudicati con like e visualizzazioni in base a “quanto belli sono” e non a quanto profondi sono.

È con questo pretesto che sto scrivendo queste parole, atte a generare disordine affinché dallo stesso chaos non risorga nuovamente l¬’ #arte. Un secondo dadaismo, una punizione da contrappasso per analogia, che utilizza il no sense come cavallo di troia, esasperando e portando allo stremo la banalità e la mancanza di logica della società contemporanea.
P̶os̸s̷a i̵l̶ ̵d̵e̵bbi̷o ̷cul̶tu̵r̵a̷l̵e̷ del C̴h̵a̶o̸s̴ ̶g̶e̸n̴e̸r̴a̴r̴e̶ ̶n̷u̵o̷v̴a̸ ̶t̵e̵r̸r̶a̵ ̶f̷e̴r̷t̵i̸l̶e̷.̶ ̷
B̴̐ë̷́n̵͝ĕ̷d̸̋ ͎̭è̷t̴̉t̵̆o̶͗ ̴́s̶̎ḯ̷ã̸ ̵͒i̸͗l̵̈́ ̠̌ ̴̎ ̗̪b̸̚à̸c̸̆c̴̃à̵n̵͊o̶̽ ̸̓ē̶ ̴͘i̸͝l̴͊ ̖ ̵̌ ̦͙f̶́r̸ ̑̚ű̸t̵͠t̷̏o̸̅ ̵͗d̸̀ ̡́e̵̾l̶̂ ̷̇ ̢s̶̈u̴͒ ̺͒o̴̐ ̗ ̴ ̑́ ̢͕s̷̛e̴͝ ̩͍n̵͑ơ̷ ̴̓
E̶͑ ͗̚ ̶̛n̶̎ò̵n̷̅ ̸̀ć̴ḯ̸ ̥͝ ̴͒i̸͂ń̸d̵́ ̲̱u̶͗r̸̀ ṙ̸ ͆̈e̶̓ ̵͒i̵͐ ̂̕ ̐͗n̴͑ ̵͑t̸͋ ͜e̶͋ ̽́n̵͂t̸̚a̴̽z̷̾ḯ̴o̶͊n̵̏ē̷ ̌̋ ̴͗m̴̈́a̷͂ ̋̽ ̴͆v̵̛i̸͛v̷̂ä̷́ ̴̒ḯ̴̷̏T̵̓è̶ ͚͔l̸͌ė̴t̵ ͗̈́u̸̓b̷̄b̷̕i̷͒e̷̛s̷̀ ̷̐ ̲̮

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